La spiritualità
Lo Spirito:
nella scia tracciata dal monachesimo occidentale, in un arco ideale da Bruno della Certosa a Padre Carlo di Gesù, raccolti e resi docili dalla Bontà di Dio, vogliamo, per puro dono di Dio, sentirci sempre chiamati ad essere Luogo della Presenza di Dio e, come Maria, disporci ad una evangelica accoglienza universale. Nella sua Chiesa vogliamo renderci capaci della sua memoria ad annunciare così in uno stato missionario (statu missionis) la sua grande carità.
La preghiera:
Ogni giorno, «al mattino, a mezzogiorno e alla sera» (Sal 54, 18), ci riuniamo per rendere grazie a Dio, facendo della nostra vita una partecipazione ecclesiale al Suo sacrificio (sacrificium laudis). Da lui siamo convocati per ascoltare la Sua Parola, partecipando delle Sue meraviglie (mirabilia Dei). Vogliamo così offrire al Padre delle Misericordie, le nostre fatiche e speranze, presentando le ansie e le preoccupazioni, nostre e del mondo intero, nell’attesa di una Domenica senza tramonto.
Il lavoro:
Tutto diviene liturgia quando l’azione (actio) è vita del Corpo di Cristo; cioè, quando è vissuta nella Chiesa, ciascuno per la sua parte. La nostra fatica quotidiana, così, non ci allontana dal progetto di Dio sul mondo, ma ci rende collaboratori con chi ogni giorno si guadagna il proprio pane “con il sudore della fronte”. Anche noi, chiamati a fare della nostra vita un prosieguo dell’Azione Trinitaria, ne condividiamo le fatiche e, nel Suo dispiego temporale, condividiamo con gli ospiti che stanno con noi questo tempo di grazie, anche per raccontarci.